Nell’autunno del 2020, mentre cercavamo di riemergere dal lockdown, l’Ufficio catechistico nazionale pubblicava un testo breve, chiaro e incisivo, con alcuni suggerimenti per riprendere a camminare insieme. Uno degli atteggiamenti proposti – a cui in questi anni abbiamo fatto più volte riferimento – era quello di ricominciare le attività di annuncio e catechesi “con calma sapiente”. Con calma: senza la fretta di riempirci subito di cose da fare, quasi a voler recuperare il tempo perso. Ma una calma che sia sapiente: non basta togliere qualcosa a caso qua e là; è importante che dietro le scelte concrete ci sia un vero cammino di discernimento. Per noi di Padova, questo cammino ha preso la forma della verifica svolta nel 2024; le scelte che ne sono emerse sono confluite negli Orientamenti per la catechesi, presentati nel maggio 2025.
Nei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno vorremmo tornare in queste pagine su una delle proposte che – ci auguriamo – incideranno maggiormente sul nostro modo di fare catechesi. L’abbiamo chiamato Tempo della scelta, ed è più semplice di quanto possa sembrare.
L’idea è questa: molte delle famiglie che si avvicinano alla parrocchia chiedendo di iniziare il catechismo per i figli sono composte da persone che da molto tempo non frequentano più la vita parrocchiale. Non ci sembra appropriato proporre loro fin da subito un percorso strutturato, un pacchetto preconfezionato da prendere o lasciare. Piuttosto, auspichiamo che tutte le parrocchie abbiano il coraggio di “sprecare” i primi due anni di catechesi… senza fare catechismo!
È importante che i genitori compiano una scelta consapevole riguardo all’iniziazione cristiana dei loro figli; ma come possono farlo se non sanno – o non sanno più – che cosa questo significhi davvero? Molti, senza timore di esagerare, dopo il battesimo dei figli hanno partecipato alla messa solo qualche volta, in occasioni particolari. Proponiamo quindi di dedicare due anni a coinvolgere genitori e figli insieme in alcuni momenti della vita ordinaria della parrocchia. Non percorsi pensati solo per loro, ma vita ordinaria. Certo, ci saranno anche alcuni incontri in cui spiegare il cammino di catechesi; ma soprattutto ci saranno domeniche in cui ritrovarsi per l’eucaristia parrocchiale e altri momenti informali in cui semplicemente stare insieme. Non è tempo buttato via: è tempo prezioso, dedicato a costruire una base il più possibile ampia e solida su cui innestare, in seguito, la catechesi. Le famiglie che già frequentano la parrocchia saranno un sostegno prezioso per l’équipe di catechesi.
Questo tempo sarà utile anche per noi. Proviamo infatti a rispondere con sincerità a una domanda: possiamo davvero dire di conoscere le nostre famiglie, di sapere ciò che è meglio per loro? Se è da tempo che non ci si vede, c’è bisogno – da entrambe le parti – di raccontarsi e di ascoltarsi. Due anni sono quasi pochi per conoscere genitori e ragazzi: difficoltà, caratteristiche, progetti, desideri, aspettative… Così potremo calibrare la proposta di catechesi degli anni successivi sulle persone concrete con cui cammineremo. Questo vale sia per gli aspetti pratici (come calendario e orari degli incontri, che potrebbero essere decisi insieme, dato che tutti abbiamo agende già molto fitte), sia per le questioni più profonde, come i contenuti a cui dare maggiore risalto in base alle storie e ai vissuti delle famiglie.
Al termine di questo tempo, ai genitori sarà chiesto di compiere una scelta – da qui il nome Tempo della scelta – se continuare il cammino e in quale forma. In realtà è sempre stato così: la catechesi non è un obbligo, ma una decisione libera delle famiglie. La nostra speranza è che questa scelta possa essere più consapevole e più preparata. Alla fine dei due anni potremo dire loro, parafrasando le parole di Gesù ai Dodici: «Se volete, potete andarvene». E sarà bellissimo sentirci rispondere: «Signore, da chi andremo? Noi qui abbiamo sperimentato parole di vita, che desideriamo ascoltare ancora» (cfr. Gv 6,67-70).
don Carlo Broccardo
Speciale Catechesi – Gennaio 2026

