Ci sono giorni in cui la Chiesa non si limita a parlare: canta. E se questo è sempre vero nella liturgia, lo è in modo del tutto speciale nella Pasqua. Dopo il silenzio, dopo l’attesa, dopo il lungo cammino quaresimale, la Notte santa e il giorno di Pasqua non si limitano ad annunciare una notizia: la fanno risuonare. La Risurrezione, prima ancora di essere narrata, viene cantata.
Siamo abituati a pensare la Pasqua come luce, come fuoco, come acqua battesimale, come vittoria sulla morte. Ed è giusto così. Ma la grande tradizione liturgico-catechetica della Chiesa ci consegna anche un’altra immagine, meno frequentata eppure di straordinaria bellezza: Cristo risorto come il grande cantore della Pasqua. È lui che intona il canto, è lui che dà la nota, è lui che apre la voce della Chiesa.
Lo si coglie già all’inizio della Messa del giorno di Pasqua, nell’Introito Resurrexi et adhuc tecum sum, alleluia (Sono risorto e sono sempre con te, alleluia). Colpisce subito quella prima persona singolare: non “Cristo è risorto”, ma “sono risorto”. La liturgia, qui, non si limita a parlare di Cristo: lascia che sia Cristo stesso a prendere la parola. È il Risorto che si rivolge al Padre; è il Figlio che, attraversata la morte, canta la sua comunione indistruttibile con lui.
Questo dettaglio non è secondario. Dice qualcosa di essenziale sulla Pasqua cristiana. La Risurrezione non è soltanto un fatto avvenuto una volta nel passato, né soltanto un contenuto da credere. È una vita che si esprime, una presenza che si fa voce, una gioia che prende forma nel canto. Il Risorto non è muto: parla, chiama, intona. E la Chiesa, nella liturgia, non fa altro che entrare nel suo canto.
Per questo la tradizione ha saputo contemplare Cristo come il praecentor, il cantore che precede, che guida, che sostiene il coro. Non solo colui che canta per primo, ma colui che rende possibile il canto degli altri. È un’immagine pasquale di grande forza: Cristo non soltanto vince la morte, ma raduna i suoi nella gioia, li incoraggia, li introduce nella lode. Come il buon pastore chiama il gregge con la sua voce, così il Risorto convoca la Chiesa con il canto della vita nuova.
E allora la Pasqua riguarda intimamente anche noi. Se Cristo è il primo cantore, la Chiesa è il coro. Tutto nasce da lui e tutto, nella vita cristiana, è risposta a lui. Noi non produciamo da soli la gioia pasquale: la riceviamo. Non inventiamo l’Alleluia: veniamo introdotti nel suo suono. Non siamo noi ad accendere per primi la lode: è il Signore che, risorto, la depone sulle labbra del suo popolo.
C’è in questo anche una luce molto bella sul Battesimo. La Pasqua, infatti, non è soltanto il trionfo di Cristo “davanti” a noi, ma il mistero nel quale veniamo attirati “dentro” di lui. Per questo la tradizione ha visto nei neobattezzati una figura privilegiata della Chiesa pasquale: coloro che, rinati dall’acqua e dallo Spirito, possono ormai partecipare alla vita nuova del Risorto. Cristo canta, e i battezzati imparano a cantare con lui, quasi come i bambini apprendono le prime parole. La sua vittoria diventa la loro speranza, la sua vita la loro vita, la sua lode la loro voce.
Anche pastoralmente questo ha molto da dire alle nostre comunità. Talvolta viviamo la fede come un insieme di spiegazioni, di doveri, di parole corrette ma un po’ spente. La Pasqua ci ricorda invece che la verità cristiana ha una forma sonora, orante, corale. La Chiesa pasquale è una Chiesa che ritrova la voce. Non una voce rumorosa o superficiale, ma una voce trasfigurata, capace di annunciare che la morte non ha l’ultima parola, che il Padre non ha abbandonato il Figlio e che, in Cristo, anche l’uomo può tornare a vivere nella comunione con Dio.
Forse è proprio questo che dovremmo chiedere per la Pasqua: non soltanto di celebrarla, ma di lasciarci accordare da essa. Come uno strumento, che da solo produce suoni incerti ma nelle mani del maestro trova finalmente intonazione, così anche il cuore del credente ha bisogno di essere accordato dal Risorto. La gioia cristiana non nasce da uno sforzo psicologico, ma da una voce che ci precede. Prima del nostro canto c’è il suo. Prima del nostro Alleluia c’è Cristo stesso, il grande cantore della Pasqua, che nella liturgia continua a intonare la vita nuova per il suo popolo.
don Claudio Campesato

