La corona dell’Avvento: Cristo Re del tempo e luce vera del mondo

Ecce nomen domini venit de longinquo et claritas ejus replet orbem terrarum

Quanta luce nella liturgia e quanta e quanta Pasqua! Già dai primi vespri dell’Avvento: l’inizio dell’anno liturgico. Celebrare la luce è parte della storia dell’uomo e lo possiamo vedere nelle tradizioni popolari e religiose di quasi tutte le culture. Cristo ha informato, ovvero ha dato forma nuova, anche all’esperienza ancestrale della luce e ha detto «Ego sum lux mundi» (Io sono la luce del mondo. Gv 8,12).

L’uomo, per parlare di questo mistero, non può che servirsi di piccoli segni: sensibili e comprensibili con immediatezza come la luce di una candela. Ma quale poteva essere la candela giusta per l’Avvento? La risposta ce la consegna la tradizione che ha portato, a dicembre, un fuoco di primavera.

Antichissime feste pagane come Calendimaggio o Beltane celebrano l’arrivo della primavera con luce e circolarità. Si tratta, quasi sempre, di falò attorno ai quali danzare girando o corone di fronde verdi intrecciate e poste sul capo di regine e re della primavera.

«Fratres: Hora est iam nos de somno surgere» (Rm 13,11) Fratelli è ora di svegliarsi per iniziare il nuovo anno liturgico. Con le parole della lettera ai Romani la liturgia sveglia i cristiani per metterli sull’attenti. Ma spesso, si sa, le parole non vengono ascoltare e serve un rito, un qualcosa che coinvolga maggiormente la mia attenzione spirituale per comprendere questo tempo del risveglio ed inizio.

Si attinge, così, al risveglio naturale per antonomasia: la primavera. A dire il vero, prima dei cristiani già le tradizioni pagane e romane avevano fatto qualcosa di simile cercando di vivere un Calendimaggio a dicembre: un Calendicembre. Rami intrecciati a forma di corona e luci: ecco dove nasce la Corona di Avvento. Da rito propiziatorio invernale per chiedere una stagione primaverile favorevole a quasi sacramentale che annuncia la venuta nel mondo della «luce vera» (Gv 1,9).

Oggi cerchiamo vari simbolismi da dare a quelle quattro candele. Possiamo farlo e può essere uno stratagemma catechetico un modo per “predicare” ai più piccoli. Non dobbiamo, però, perdere il centro del messaggio sotteso in questo simbolo della Corona dell’Avvento: ovvero la venuta nel mondo della luce vera che è Cristo.

Accendere, una dopo l’altra, le quattro candele, magari in un momento che prepari alla celebrazione eucaristica domenicale facendo anche esperienza di una chiesa buia nella quale, un po’ alla volta, risplende sempre più luce, può diventare una catechesi liturgica simbolico-visiva efficace. L’anno inizia pregustando il suo centro: la Pasqua.

La Corona dell’Avvento, in questo modo, passa da simbolo simpatico e caloroso a segno quasi sacramentale, preconio della luce di Pasqua che ci mette sotto gli occhi, in modo concreto ed efficace, quanto già canta la liturgia dai Primi Vespri dell’Avvento: «Ecce nomen domini venit de longinquo et claritas ejus replet orbem terrarum» (Ecco venire da lontano il Signore: il suo splendore riempie l’universo.)

Claudio Campesato

condividi su