AVVENTO

Un tempo per prepararsi alla venuta del Signore
 
Un paio di giorni fa gli esperti avevano previsto violenti nubifragi sulle nostre zone già fortemente colpite da alluvioni nel 2010 e mettevano all’erta: le province di Padova e Vicenza potevano rischiare un’inondazione. Naturalmente è subito scattata una corsa per essere pronti nel caso questa triste previsione si fosse verificata: svuotamento degli scantinati, distribuzione di sacchi di sabbia ecc.
Grazie a Dio, la perturbazione ha deviato, ma il commento generale era: meglio prevenire che curare! Tutti, infatti, preferiscono essere avvisati in tempo di un possibile pericolo piuttosto che doverlo affrontare impreparati, soprattutto quando può mettere a rischio la vita.
La liturgia del tempo di Avvento fa proprio questo, ci avverte cioè che sta per succedere qualcosa di straordinario e quindi ci esorta a essere pronti. E, tenuto conto che quello che sta per succedere, fra poco a Natale e poi alla fine del mondo, vale a dire la venuta di Cristo, è l’evento più importante e decisivo per la nostra esistenza, è davvero assurda la noncuranza con cui tanti ascoltano questo avvertimento.
Eppure il Vangelo è molto chiaro: «Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo» (Lc 21,34-36).
Come, allora, vegliare, come essere pronti? Come dobbiamo attendere, anzi come dobbiamo prepararci non solo al Natale ma anche all’incontro ultimo con il Signore che viene?
Purtroppo sappiamo per esperienza come sia difficile concretizzare un anelito spirituale in un impegno pratico che incida a fondo e stabilmente nella nostra vita, che troppo spesso è invece in balia di tutti i venti, di tutte le impressioni, di tutti gli umori e di tanti altri impegni che ci occupano molto tempo.
Ci possono aiutare le parole di un monaco cistercense del 9° secolo, Guerrico d’Igny: «Chiedo per voi, fratelli, che il Signore venga a voi, venga a visitarvi nel vostro intimo. Egli infatti ha detto: “Non vi lascerò orfani: ritornerò a voi” (Gv 14,18).
E, in verità, secondo il merito e la disponibilità di ciascuno, c’è una venuta frequente del Signore che, nel tempo intermedio tra il primo e l’ultimo avvento, ci conforma all’uno e ci prepara all’altro.
Il Signore viene adesso a visitarci perché la sua prima venuta non sia inutile per noi, e l’ultima non ci porti una sentenza di condanna. Con il suo avvento attuale, infatti, egli cerca di correggere la nostra superbia, rendendoci conformi alla sua umiltà, così come l’ha manifestata nella sua prima venuta; e allora potrà trasformare il nostro umile corpo rendendolo simile al suo corpo glorioso, che apparirà nel momento del suo ritorno finale».
 
Giorgio Bezze
 
 
Leggi tutto lo “Speciale Catechisti” nell'area riservata.
condividi su