La vera vita

«Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita». Tutte le volte che diciamo il Credo e professiamo la nostra fede nello Spirito Santo, la prima proprietà che gli attribuiamo è quella di “Colui che dona la vita” (vivificantem). «La Chiesa … istruita dalla parola di Cristo, attingendo all’esperienza della Pentecoste ed alla propria storia apostolica, proclama sin dall’inizio la sua fede nello Spirito Santo come in Colui che dà la vita, colui nel quale l’imperscrutabile Dio uno e trino si comunica agli uomini, costituendo in essi la sorgente della vita eterna» (S. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Dominum et vivificantem 1,3). Si tratta di un punto fondamentale della nostra fede e dovrebbe essere capace di farci esplodere nella gioia della lode e del ringraziamento a Dio. Quante volte si sente esprimere il proprio desiderio di vivere, intendendo naturalmente vivere bene, senza problemi, senza dolori, sentendosi realizzati, amati, onorati, stimati, valutati, pieni di salute ecc. insomma sentendosi “vivi” . Purtroppo spesso cerchiamo di difendere e arricchire la nostra vita con metodi e industrie umane mentre, se fossimo coerenti, dovremmo sapere bene che questi ottengono proprio l’effetto contrario. Basterebbe pensare alle parole di Gesù: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25). Comunque per capire che cosa significa il termine “vita” dobbiamo fare un cammino in salita, fino alla sorgente della vita, anzi della vita eterna: lo Spirito Santo, altrimenti annaspiamo nel nulla. Prima di tutto, pensando al tema della vita ci scopriamo “esseri viventi”. Che cosa significa questo? Forse qualcuno direbbe che significa che ci muoviamo, che respiriamo, che mangiamo, che vediamo, che sentiamo ecc. e queste cose le fanno anche gli animali. Però noi facciamo anche tante cose che gli animali non possono fare: amiamo, leggiamo, scriviamo, pensiamo, parliamo, decidiamo, ecc. Il Card. Caffarra scrive: «Chi è allora il vivente? È uno che … muove se stesso, cioè è uno che ha in se stesso quel principio che dà origine alle sue attività. Volendo usare una terminologia un po’ tecnica, diremmo: i viventi sono coloro che sono “capaci per essenza di determinare a diversi livelli il proprio comportamento”». E qui potremmo chiederci: se ciò che caratterizza l’essere vivente è la capacità di determinare i propri comportamenti, quando noi siamo istintivi, impulsivi, incapaci di riflettere e di essere coerenti, e quindi incapaci di determinare i nostri comportamenti, che cosa siamo? Stiamo dunque attenti perché anche noi, come tutti, possiamo vivere in due modi fondamentalmente diversi: vivere una vita interamente umana, oppure vivere una vita sotto il livello umano e tale da dire “ma questa non è più vita” . E quindi possiamo anche morire in due sensi molto diversi: morire perché semplicemente finisce la vita pura e semplice, ed è la morte fisica, oppure morire perché non stiamo vivendo una vita interamente umana, ed è la morte spirituale. Ricordiamo quello che dice l’Apocalisse dell’angelo della Chiesa di Sardi: «Conosco le tue opere: ti si crede vivo e invece sei morto» (Ap 3,1). Chiediamoci allora: che cosa è che ci fa dire “non ne posso più della vita” oppure “come sono contenta di vivere questa vita che è così bella”?. Dipende non da quello che siamo, da quello che abbiamo, dalle difficoltà o dalle soddisfazioni, dalle contrarietà o dalle gratificazioni. Dipende da quale è l’interesse dominante, il valore dominante, l’amore dominante della nostra vita. Dipende dal fatto che io sia convinto di essere importante, utile, prezioso. Ma la mia vita ha un significato vero solo se lo ha agli occhi di Colui che è la Vita stessa e la pienezza di significato: Dio. In sintesi, ciò che ci fa dire: “come è bello che io viva!” è la certezza che io sono prezioso adesso e sempre agli occhi di Dio, che io sono unico ed irripetibile davanti a lui. Non è sufficiente per vivere una vita veramente umana, essere certi che Dio esiste. Si può essere certi di questo, ed essere dei disperati. Ma è necessario essere certi di questo: Dio ha un supremo interesse, un infinito amore per l’uomo, per me. A questo riguardo sono illuminanti le parole di Benedetto XVI del 24 aprile 2005 nell’Omelia alla Messa di insediamento: «Solo dove si vede Dio comincia veramente la vita… Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto. Ciascuno di noi è amato. Ciascuno di noi è necessario… Spalancate le porte a Cristo e troverete la vera vita».

Oriella Broggiato