“MA IO SO CHE IL MIO REDENTORE VIVE!”

“MA IO SO CHE IL MIO REDENTORE VIVE!”

Quel pomeriggio stavo per attraversare la strada sulle strisce pedonali con mio figlio, quando mi accorsi che una macchina anziché rallentare continuava ad avanzare verso di noi. D’impulso lo presi per un braccio e lo spostai dall’altro lato facendogli scudo col mio corpo, per paura che venisse investito. All’ultimo momento la macchina si fermò poco distante evitando il peggio. Ricordo ancora il suo sguardo tra il sorpreso e il turbato “Davvero saresti andata sotto la macchina al posto mio ?!”, mi disse. “Certo”, risposi.

Un gesto istintivo di protezione è frutto di un sentimento di amore e di cura e scaturisce quasi immediatamente quando avvertiamo che la persona che amiamo è in pericolo: in quel momento non c’è tempo per riflettere, per decidere o scegliere cosa fare, è un riflesso automatico, un gesto impulsivo e improvviso.

Anche Gesù, ha sacrificato la Sua vita per amore mio e tuo, ma la Sua non è stata una decisione dettata dall’impulso o determinata soltanto dagli eventi: il Figlio di Dio ha scelto liberamente di amare fino alla fine, cioè fino al sacrificio estremo, affrontando una morte violenta e infamante senza opporre resistenza. Così facendo Egli ha mostrato che c’è una ragione per cui vale la pena di vivere e di morire e questa ragione è amare l’altro, cercare la comunione, la relazione con l’altro, volere il bene dell’altro.

Gesù è l’Amore che non si è lasciato avvelenare dalla delusione, dal rifiuto, dal tradimento, dalla paura della morte: è l’Amore che non si consuma, che entra nelle profondità del nostro dolore, della nostra solitudine e povertà, per accoglierci in Lui totalmente, così come siamo.

Egli è entrato nell’abisso più profondo e oscuro, assumendo su di sè tutto il male e il dolore dell’umanità, e l’ha sconfitto inchiodandolo alla Croce, per questo Dio l’ha glorificato.

Non a caso quindi, durante il Triduo Pasquale in primis noi celebriamo la Passione e la Morte di nostro Signore Gesù ed adoriamo la Sua Croce : è essa l’ albero di vita eterna, di cui nella Santa Notte raccogliamo il frutto : la gloriosa Resurrezione!

Mi piace pensare allora che tutti noi oggi viviamo immersi in un tempo Pasquale che non ha fine: la Grazia del Signore, vincitore sulla morte, che scaturisce da un evento storicamente avvenuto migliaia di anni fa in un determinato luogo e momento,  supera il tempo e lo spazio e trasfigura di luce e di nuova vita l’intera nostra esistenza, in modo irreversibile!

La Pasqua è elemento fondante e sorgente viva della nostra fede ed ogni giorno noi possiamo fare esperienza che dentro di noi è stato innestato un germe di vita eterna che vuole mettere radici nella nostra quotidianità : in ogni gesto di accoglienza e di cura, in ogni parola gentile, in ogni atto di fiducia e di carità veramente gratuiti, noi facciamo esperienza dell’incontro con il Risorto.

Un altro dono prezioso che ci fa la Pasqua, è quello di poter guardare alla nostra vita con uno sguardo di eternità: quell’esperienza che ci ha amareggiato o reso duri e spietati con noi stessi, quella situazione che ci sembra senza via d’uscita, quelle ferite che ci portiamo dentro, quei fallimenti che ci rimproveriamo, quelle relazioni che ci hanno deluso profondamente, se crediamo che Lui è il Kyrios, non sono più l’ultima parola.

Noi sappiamo che il nostro Redentore è vivo, e si fa presente nei segni del pane e del vino e noi, mangiando di Lui, portiamo nel nostro corpo la Sua presenza vivente e palpitante!

Vorrei sottolineare, infine, quello che Gesù ci consegna nella Santa Notte mediante il racconto dell’Evangelista Matteo : per poterlo ri-conoscere ed accogliere nella nostra vita dobbiamo tornare in Galilea, luogo della vita ordinaria, luogo in cui per i discepoli tutto ebbe inizio, luogo dell’incontro con il Maestro, dove sentirono la chiamata a seguirlo mentre erano intenti nei loro affari.

Anche nella nostra vita c’è stata una Galilea esistenziale, ovvero un luogo e un momento preciso in cui il Signore ci ha incontrati personalmente chiamandoci per nome, quel momento in cui siamo stati toccati dalla Sua misericordia e abbiamo risposto “Si!” alla proposta di seguirlo! Forse l’abbiamo dimenticato? Ebbene, è proprio da quell’evento di Grazia che dobbiamo ripartire per attingere luce e per rileggere tutti i fatti della nostra vita, e per ridare nuova forza e motivazione al mandato che ci è stato affidato come Catechisti e Annunciatori del Regno; è proprio lì, nella quotidianità della nostra vita che il Risorto ci attende per donarci la Sua Pace e unire la nostra vita alla Sua.

Auguro a tutti noi, che la forza contagiosa della Resurrezione possa scardinare le pietre che ci tengono prigionieri e farci uscire fuori ad annunciare pieni di gioia e di speranza che Lui è il Vivente e ci precede in Galilea.

Cristo è Risorto, veramente! …E’ questa l’ultima parola !!

Buona Pasqua a tutti!

Alessandra Cipolotti